Quasi grazia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 12 gennaio 2018 ore 21.00

di Marcello Fois

con Michela Murgia, Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi

regia Veronica Cruciani

produzione Sardegna Teatro

 

 

Se oggi sono possibili alcune battaglie sulla parità dei sessi è anche grazie a donne che, pur non facendo esplicitamente attività politica, con le proprie scelte di vita hanno dato un grande segnale di autonomia e indipendenza.

Grazia Deledda, partita nel 1900 a ventinove anni dalla Sardegna per inseguire il suo desiderio di diventare una scrittrice, ha pagato molto caro questo strappo dalla propria terra e dalla propria famiglia.
Il testo di Marcello Fois racconta tre momenti fondamentali della vita della Deledda. Attraverso questi tre momenti, con la regia vorrei restituire parte di questa vicenda privata, che parla di vita ma anche di letteratura, per arrivare a indagare la questione femminile contemporanea. Quello che sempre mi interessa dei personaggi è il lato umano, quando esso diventa parte di una politica in un senso più ampio. La presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, è una scelta che rende chiara questa visione registica; un’altra donna e scrittrice sarda la quale si è sempre esposta per combattere i pregiudizi sulla figura femminile e che interpreta un ruolo in cui se stessa e la figura di Grazia Deledda si sovrappongono e si richiamano come in un contro canto.

Insieme agli attori e insieme a Michela Murgia abbiamo costruito una scrittura parallela a quella drammaturgica di Marcello Fois. Una scrittura creativa e scenica che ci permettesse di indagare i diversi piani del rapporto tra realtà e atto creativo, tra realtà e arte. Questa invenzione scenica, alternandosi alla realtà raccontata dal testo, rievoca i personaggi dei racconti di Grazia Deledda, tirando in campo tutto il suo immaginario e la sua visionarietà. Portando una ventata di magia e di letteratura viva sulla scena. Veronica Cruciani

Note d’autore
Decidere di parlare della Deledda è un atto che può avere del temerario. Specialmente per uno scrittore, specialmente per uno scrittore nuorese. L’ipotesi poi di parlarne portandola in scena rasenta la follia se è vero che il teatro è un medium impietoso e rituale. La mia idea, direi la mia ossessione, era che di questa donna, tanto importante per la cultura letteraria del nostro Paese, bisognasse rappresentare la carne. Come se fosse assolutamente necessario non fermarsi a una rievocazione “semplicemente” letteraria, quanto di una rappresentazione vivente. I grandi scrittori, i grandi artisti sopravvivono. Questa Deledda non morta, che agisce, pensa, soffre, commenta, mi pareva una Deledda assai più efficace, sul piano della restituzione di quanto potesse fare qualunque romanzo o racconto. Volevo che la si sentisse parlare. Volevo che la si vedesse muovere. Volevo che si constatasse nei fatti per quali vie uno scrittore, seppure biologicamente morto, possa considerarsi vivente e agente. In un mondo migliore per questo esercizio basterebbe l’educazione alla lettura, l’idea che il traguardo di uno scrittore, e il Nobel è un traguardo notevole, rappresenti un traguardo del lettore, ma, considerando che Grazia Deledda non è nemmeno compresa nel canone ministeriale, pur essendo a tutt’oggi l’unica donna italiana ad avere ricevuto l’ambito premio, è evidente che siamo lontanissimi dall’abitare una civiltà letteraria matura.

Perciò ho deciso che la via migliore per riportare la Deledda al posto che le spetta era quella del rito vivente attraverso il quale da millenni rievochiamo fatti e senso collettivamente. Il teatro è un territorio potente. Un falso/vero attraverso il quale si rappresenta la sostanza senza passare dalla retorica della sostanza. Questa Deledda in carne ed ossa rifiuta il luogo comune di sé stessa

Perciò Quasi grazia è sostanzialmente un romanzo in forma di teatro. Una narrazione agita direttamente dai personaggi: Grazia Deledda, sua madre, suo marito Palmiro Madesani, suo fratello Andrea, Ragnar un giornalista svedese e Stanislao un tecnico radiologico. Ogni capitolo corrisponde a un atto della pièce. Il primo è ambientato a Nuoro, la mattina del febbraio del 1900 in cui Grazia si trasferisce col marito da Nuoro a Roma; col secondo ci spostiamo a Stoccolma, nel dicembre del 1926, il pomeriggio che precede la cerimonia ufficiale di consegna del Nobel; il terzo si svolge a Roma nel 1935, nello studio radiologico il cui verrà diagnosticato alla Deledda il tumore che la ucciderà nell’agosto del 1936. Dieci anni dopo la consegna del più prestigioso dei premi letterari. La vita di ogni grande scrittore racconta qualcosa della grande scrittura. Marcello Fois

COSTO INGRESSI:

  • Intero: € 16,00
  • Ridotto: € 14,40 (giovani di età inferiore a 18 anni, persone sopra i 65 anni, studenti, allievi scuole di teatro con tessera)
  • Carnet: € 14,10
  • Ridotto: € 13,60 (titolari Younger Card)
  • Omaggio: (accompagnatori portatori di handicap)

ACQUISTO BIGLIETTI:

  • Presso la biglietteria del teatro il giovedì dalle 10,30 alle 12,30
  • Il giorno prima di qualsiasi spettacolo dalle 17.00 alle 19.00
  • Il giorno stesso di qualsiasi spettacolo dalle 18.30 alle 21.00
  • On line sul sito www.vivaticket.it

Il presente programma potrà subire variazioni non dipendenti dalla volontà della direzione