Gyula – una piccola storia d’amore

gyula

Sabato 25 febbraio 2017 ore 21.00
scritto e diretto da Fulvio Pepe

con

Ilaria Falini, Orietta Notari, Andrea Di Casa, Enzo Paci, Roberto Serpi

Nanni Tormen, Ivan Zerbinati, Alessia Bellotto, Antonio Zavatteri, Laura Cleri, Massimiliano Sbarsi

produzione Fondazione Teatro Due

Ingresso 16,00 €

 

Gyula – una piccola storia d’amore  è semplicemente uno spettacolo bello, scritto e allestito bene, uno spettacolo che funziona,con gli ingredienti giusti per divertire e commuovere, sa tenersi in delicato equilibrio fra malinconia e comicità, sentimentalismo e realismo magico.

Senza perdere un colpo, la messa in scena si immerge in un testo dalle cadenze fiabesche, sorretta da una rassegna di personaggi tanto popolari e sanguigni quanto spigliati e poetici. Interpretazioni scolpite e levigate ad arte, dove non è possibile rimanere inermi dalla magistrale trasformazione di Ilaria Falini in Gyula. Come toccante è il decorso corale della pièce, sapientemente vivacizzato da lampi di coinvolgente ironia e comicità.

Fulvio Pepe costruisce un testo ben scritto, che ben definisce l’ambiente e le figure dei vari personaggi, tratteggiati in modo tale da parere immediatamente vecchie conoscenze così che lo sguardo dello spettatore si muove in quella piccola comunità come se fosse di casa. C’è un clima sospeso, c’è una allegra e misurata caratterizzazione nei personaggi che rendono credibile la situazione e al tempo stesso la consegnano ad un’atmosfera magica, di fiaba; ed anche questo contribuisce a coinvolgere lo spettatore che partecipa di pancia a quanto accade

Il testo di Fulvio Pepe, anche regista, racconta una piccola grande favola di densissima umanità. Un incastro di personaggi ben stagliati, con le loro storie personali e corali, che ruotano attorno alla figura lieve di un ragazzo ritardato, la cui sensibilità e innocenza inciderà nella vita di ciascuno e in quella della comunità di un piccolo villaggio sperduto della Russia su cui pende la scure della crisi.

La scena aperta, e con un corridoio di luce a disegnare la strada, definisce con tre porte e alcuni arredi domestici tre diversi ambienti: la casa di Gyula, accudito da una madre amorevole e premurosa; un bar, luogo di ritrovo degli abitanti e degli operai della segheria, l’unica impresa del posto che dà lavoro ma in procinto di chiudere per essere acquisita dai russi; e il salotto di una coppia: lui, violinista fallito dopo che l’orchestra provinciale ha chiuso, in attesa della promessa fattagli dal governatore della cittadina di essere riaperta, da dieci anni nullafacente e con l’artrite alle mani; e la moglie, che continua a denigrarlo per la sua inattività.

A dare senso a questo consorzio umano apparentemente desolante, tra crisi e sopravvivenza, ma ancora capace di relazioni umane, sarà la musica. Perché Gyula, che dopo la morte del padre vive relegato in casa ascoltando alla radio musica classica diventandone esperto, successivamente impiegato anche lui in un umile lavoro alla segheria, sarà il protagonista di un inatteso e imprevedibile concorso radiofonico che cambierà l’esistenza di tutti, dopo che si saranno incrinati e poi ricomposti i precari equilibri esistenziali.

Gyula è il portatore di felicità, di speranza, di fiducia nel genere umano. Denso di gesti quotidiani, di stati d’animo coinvolgenti, tra personaggi drammatici, buffi e stralunati, e con squarci di intelligente ironia e comicità, la pièce di Fulvio Pepe cesella drammaturgicamente una scrittura poetica senza cadere nella trappola del sentimentalismo, rivelando, senza retorica, come l’amore possa fare miracoli e cambiare i cuori. Un racconto in cui vince la coralità degli 11 interpreti, bravissimi, con in testa la toccante espressività di Ilaria Falini nel ruolo di Gyula.

Gyula. Una piccola storia d’amore è il bel segno di una politica artistica di Fondazione Teatro Due, una vitalità e una qualità riconosciuta all’istituzione parmense, che da tempo sta dando spazio a giovani registi e drammaturghi per progetti di messinscena anche ambiziosi che uniscono tradizione e contemporaneità.

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